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Salve! Sono una collega da poco in centrale di sterilizzazione, vorrei sapere quale sarebbe la temperatura adeguata in una centrale di sterilizzazione. A me sembra che nella nostra clinica faccia troppo caldo 28°C? C'è una normativa che regola questo quesito?
Grazie per il vostro aiuto.

 
  • Risposta 1
  •          dom, 12 nov 2017 21:17
  •          milena bezziccheri

  • Gentile collega,
    il DPR del 14/01/97 – Sui requisiti minimi impiantistici dice:
    l'ambiente della Centrale di Sterilizzazione deve essere dotato di condizionamento che assicuri le seguenti caratteristiche igrometriche:
    - temperatura interna invernale e estiva 20-27 gradi C
    - Umidità relativa estiva e invernale 40-60%
    - n. ricambi aria/ora esterna 15 v/h.
    La Norma UNI TR/11408:
    -nella zona“SPORCA” le condizioni ambientali vengono generalmente definite dal Servizio di Prevenzione e Protezione dell'Azienda/Ospedale per la protezione dell’operatore/i
    - Nella ZONA "PULITA": Temp.20 – 27 °C ; Umidità Residua 40 – 60 % l'ambiente deve essere in Classe ISO 8;
    - Nella ZONA "STERILE" la temperatura 20 – 27 °C ; Umidità Residua 40 – 60 % e l'ambiente in Classe ISO 7;
    Gli ambienti della Centrale di Sterilizzazione vengono considerati alla pari degli ambienti dei Blocchi operatori.
    Spero di averla aiutata. Buon lavoro

  • Risposta 2
  •          sab, 25 nov 2017 22:16
  •          Mercedes Poma

  • Salve.
    Grazie mille per la sua risposta e per tutta l'informazione fornita. Mi è stata di grande aiuto.
    Buon lavoro.


Buongiorno,
nella mia Azienda abbiamo iniziato un percorso di condivisione sui vari processi, in alcune realtà utilizzano un Prodotto concentrato, per la detersione e rigenerazione dello strumentario chirurgico macchiato e/o
corroso e per tutte le superfici in acciaio inox che necessitano di trattamento
rigenerante/ripassivante.

Nella Centrale in cui lavoro non lo abbiamo mai fatto, se lo strumentario è corroso viene scartato, ma prima di tutto cerchiamo di capirne le cause e rimuoverle, così se è macchiato.

Ora la domanda è: ci sono evidenze che il ricorso a tale pratica è corretto? nelle vostre realtà si usa e quando? grazie mille

 

Buongiorno, vorrei avere informazione per participare al Corso di Sterilizzazione , zona di Torino città o altre località nei pressi, ho appena concluso il corso di OSS e vorrei specializzarmi in altro.

 
  • Risposta 1
  •          mar, 07 nov 2017 15:15
  •          milena bezziccheri

  • BUONGIORNO,
    l'istituto IEO di Milano organizza, ogni anno, un Corso per addetti al processo di sterilizzazione nel proprio Istituto che viene riconosciuto solamente dalla Regione Lombardia.
    AIOS nel 2017 è stato impegnato nell'organizzazione del Congresso Nazionale svoltosi a Roma nel mese di Ottobre ma il Consiglio Direttivo provvederà, sicuramente, ad organizzare alcuni Corsi sul Territorio Nazionale; per cui visitando il nostro sito, al momento opportuno, troverà pubblicato quando e dove verranno svolti. Siamo al momento impegnati a far sì che l'associazione si trasformi in Società Scientifica ma vedrà che AIOS provvederà anche a rispondere alle esigenze degli iscritti.
    Buon lavoro


buon giorno io sono un tecnico del settore ,il materiale imbustato esce dal autoclave con un colore marroncino , cosa posso fare e da cosa e dovuto. grazie mille a tutti

 
  • Risposta 1
  •          sab, 04 nov 2017 20:03
  •          milena bezziccheri

  • Per tecnico del settore cosa intende? Si occupa di sterilizzazione dall'inizio del processo o è un tecnico delle autoclavi/macchine del settore? Comunque le cause possono essere molteplici:
    - o vi è una temperatura all'interno della camera superiore ai 134°C e quindi la parte cartacea del confezionamento si colora;
    - o la qualità dell'acqua che viene usata non è proprio idonea.
    farei controllare entrambe le cose
    Buon lavoro


Buongiorno,
mi rivolgo al forum per chiedere un chiarimento riguardo alle diverse responsabilità.
Credo di aver capito che il responsabile di trattamento sia il coordinatore infermieristico, ma nel caso il coordinatore non sia un infermiere, sarebbe comunque sua la responsabilità di trattamento? In questo caso, che responsabilità hanno gli altri infermieri? Forse la responsabilità di rilascio del lotto (controllo parametri fisici, controllo visivo, rispetto delle procedure...?

Grazie per il vostro sempre prezioso aiuto.

 
  • Risposta 1
  •          ven, 27 ott 2017 14:35
  •          27 ottobre 2017 Lorna Valentinotti

  • Buongiorno,
    il responsabile di processo (direttore sanitario o medico di presidio) può delegare ad altre persone parti del processo di ricondizionamento dei DMR definendone ruoli, qualifiche, competenze e responsabilità; tale scelta quindi comporta anche la sua discrezionalità nel poter individuare e quindi delegare un “responsabile di trattamento” che, in base all’organizzazione della struttura in cui opera, può essere:
     in ambito sanitario, l’infermiere nei casi in cui non sia previsto l’infermiere coordinatore;
     in ambito non sanitario: una figura professionale diversa dal coordinatore infermieristico.
    L’’infermiere riveste un ruolo di responsabilità nella gestione di tutto il processo di ricondizionamento dei DMR; nello specifico ha la responsabilità di vigilare, verificare e supervisionare le attività svolte dagli operatori di supporto; verificare e validare i test giornalieri/periodici inclusi i cicli di sterilizzazione, garantire la gestione delle non conformità; far rispettare le regole comportamentali definite dall’organizzazione; fornire addestramento e formazione continua al personale di supporto; collaborare col responsabile di trattamento (infermiere coordinatore) nella progettazione e nel riesame del processo di ricondizionamento del proprio ambito organizzativo.

    buon lavoro

  • Risposta 2
  •          sab, 04 nov 2017 08:31
  •          Maria S.I.

  • ... quindi, in base a tutto questo, l'infermiere ha anche la responsabilità del rilascio del lotto, giusto?
    Vi ringrazio anche per la precedente risposta.


Buongiorno nel ringraziarvi alla conclusione dei lavori vi lascio con i miei più cordiali saluti alcune considerazioni come motivo di discussione.

Vapore questo sconosciuto...
direi come riassunto e bilancio al termine del XIV Congresso Nazionale AIOS a Roma.

I relatori hanno ben esposto la necessità di disporre vapore pulito di buona qualità, prodotto da acqua degasata e da consegnare al processo di sterilizzazione dopo averlo analizzato nelle sue peculiarità e grandezze: fisiche e chimiche. 

Ho constatato però e purtroppo che il vapore sia sempre e comunque ritenuto 'sterile' a prescindere e utilizzato come mezzo sterilizzante in qualsiasi condizione sia stato prodotto.

Infatti si sono evidenziati importanti, annosi e ciclici problemi sui carichi e sui kit al termine del processo di sterilizzazione: bagnati, macchiati, colorati, ossidati e corrosi.

Sono stati affrontati e sviscerati vari temi per cercare di contribuire alla risoluzione delle problematiche esposte quali una miglior: pulizia, lavaggio e detersione in manuale e automatico. 
Oltre ad aver descritto le varie norme riguardanti gli indicatori di processo: chimici e biologici.

Tutto può contribuire ma mi permetto di ricordare che il vapore è il mezzo sterilizzante e dunque dovrà essere generato seguendo le migliori tecniche disponibili a partire da una buona qualità dell'acqua secondo questo percorso logico e funzionale:

Acqua potabile; trattamenti di addolcimento e osmosi inversa; sistema di degasazione; generazione indiretta; rete di distribuzione (ove applicabile) e analisi della qualità fisico e chimica.

Solo ora potremo affermare di aver contribuito al controllo delle infezioni nosocomiali anche attraverso una corretta gestione del vapore, riducendo tra l'altro i costi dei vari sistemi indicatori di processo, pensando al nostro bene primario da preservare la salute del paziente. 

 
  • Risposta 1
  •          ven, 17 nov 2017 07:23
  •          milena bezziccheri

  • Buongiorno,
    condivido con lei le affermazioni e perplessità sulla qualità dell'acqua e sui problemi che questa genera alla fine del processo qualora non sia di ottima qualità. Noi operatori infermieristici possiamo evidenziare il problema nelle strutture dove operiamo ma, secondo me, deve essere esaminato e risolto dai tecnici e ingegneri quando si tratta di costruire il sistema di generatore di vapore! Pensi comunque che molte strutture ospedaliere sono vecchie e che le Centrali di Sterilizzazione sono state create e/o ricavate, strutturalmente, in ambienti vecchi. Condivido il fatto che il controllo sulla qualità del vapore debba essere un elemento di controllo obbligatorio almeno annualmente come succede per la convalida annuale delle autoclavi regolamentata da Norma specifica. La sterilizzazione è un processo che negli ultimi venti anni ha fatto progressi enormi ma non sempre, chi dirige le strutture nosocomiali, ha vera consapevolezza dell'importanza che riveste il processo stesso nel percorso terapeutico del paziente/cliente e sul controllo delle infezioni ospedaliere sulle quali però entrano in gioco molteplici fattori tra i quali, non dimentichiamoci, ha rilevanza le norme comportamentali degli operatori. So di non averle detto nulla di nuovo e che il problema è importante. LA RISPOSTA è voluta per solidarietà alla sua richiesta.
    Buon lavoro


Buongiorno ai partecipanti del congresso odierno a Roma.
Colto l'affermazione di Fulvio Toresani riguardo all'analisi sulla qualità del vapore che 'non viene mai effettuata' aggiungo seppur richiesta almeno annualmente.
Dunque domanda aperta a Fulvio ma anche a tutti i partecipanti e associati primi attori nonché responsabili del processo di sterilizzazione e quindi del corretto rilascio dei kit sterili:
Come possiamo intervenire per invertire la rotta che non ci consente di garantire la salute del paziente nostro bene primario?
Grazie

 

Buon giorno
vorrei sapere se i ferri chirurgici devono essere aperti o se si possono sterilizzare chiusi.
Stessa cosa per le forbici.
Mi potreste dare la linea guida di riferimento, se possibile?
grazie mille per la vostra disponibilitá e professionalitá.
Cordialmente
Alessia

 
  • Risposta 1
  •          lun, 23 ott 2017 16:44
  •          milena bezziccheri

  • Buongiorno,
    lo strumentario chirurgico composto da chiusure a scatti (pensi alle klemmer etc.) vanno chiusi solo al primo scatto altrimenti se i morsi dello strumento sono completamente serrati il vapore non potrà mai lambire le zigrinature dello strumento stesso; le forbici ,che non hanno sistemi di chiusura a scatti, vanno collocate, se utilizzate le spille fermastrumenti, con gli altri strumenti e si sarà accorto che si aprono da sole quindi avrà l'accortezza di posizionare il mazzo di strumenti con accuratezza all'interno del container; in genere si proteggono le punte con dei salva punte (soprattutto quelle più delicate) e nella mia realtà utilizzo dei salva punte cartacei dove la parte tagliente della forbice viene introdotta semi-aperta all'interno. A volte le linee guida di riferimento sono il buon senso come in questo caso.
    le auguro un buon lavoro e AIOS rimane a disposizione per ogni eventuale chiarimento


Buongiorno,
per una mia curiosità, mi sapreste indicare come si faceva il vecchio pacco di bowie dick (quando non c'erano i pacchi monouso)? Che teleria si usava? Di che grammatuira?
Quanti fogli erano? Come si piegavano?
Distinti saluti
Mario

 
  • Risposta 1
  •          mar, 17 ott 2017 15:28
  •          milena bezziccheri

  • caro collega, il vecchio pacco per il test di Bowie&Dick fa parte della storia della sterilizzazione e nasce nel 1963 inventato dai due personaggi di cui porta ancora il nome i quali fecero una serie di test, per dimostrare la corretta rimozione dell'aria nelle sterilizzatrici a vuoto frazionato, utilizzando un pacco di teli sbiancati chimicamente e con caratteristiche fisiche particolari nel mezzo del quale posero ad X(chiamata anche croce di S. Andrea) due striscie di nastro indicatore ese alla fine del ciclo si verificava il viraggio delle due striscie stava a significare che l'aria era stata completamente rimossa ed il vapore penetrato fino al centro del pacco.
    Secondo la norma UNI EN 285 questo pacco era/è costituito da 36 teli di puro cotone dalle dimensioni di 90 cm x 120cm, da 30+/-6 numero di fili per cm di ordito, e 27 +/- 5 numero di fili x cm di trama; i teli devono essere piegati uniformementee, una volta impilati non devono superare i 25 cm di altezza con un peso non superiore a +/- 7 Kg.
    I teli del pacco così composto, dopo ogni utilizzo, devono essere lavati , non essere mai stiratied arieggiati a temperatura ambiente per un'ora prima dell'ulteriore utilizzo.
    Questo pacco viene utilizzato come standard di partenza per le verifiche di convalida e, oltre che per il test di Bowie&Dick , puòessere utilizzato anche per la valutazione dell'umidità residua.
    Con il tempo si è adottato pacchi test già pronti all'uso rendendo possibile la standardizzazione della prova e la semplificazione delle attività operative quotidiane. Spero di avere soddisfatto la tua domanda e ti auguro un buon lavoro.


Buongiorno, sono uno strumentista del Pronto Soccorso, per la particolarità del mio servizio, abbiamo un' autoclave attiva 24 ore su 24. Noi seguendo la norma e anche per abitudine, al mattino eseguiamo un ciclo di preriscaldamento anche se la macchina non è mai stata spenta. Il mio quesito è questo: è corretto sfruttare il ciclo di preriscaldamento, con un ciclo a bassa o ad alta temperatura a seconda delle necessità, mettendo in autoclave del materiale da sterilizzare? In modo da seguire la norma e allo stesso tempo utilizzando un ciclo che altrimenti verrebbe avviato senza carico.
Ovviamente restando che se l' autoclave è spenta si inizia con un ciclo di preriscaldamento a vuoto.
Grazie per l'attenzione.

 
  • Risposta 1
  •          gio, 05 ott 2017 19:29
  •          milena bezziccheri

  • Caro collega,
    dici che la vostra autoclave, per esigenze del Pronto Soccorso è accesa h24.
    Al ciclo di pre-riscaldamento deve seguire ogni 24 ore il test di Bowie&Dick, poi il vuoto test e poi l'Helix test e tu non ne parli.
    La Norma UNI EN 285:2016(Norma di prodotto rivolta ai fabbricanti) e la Norma UNI EN 17665-1(Norma di processo la cui applicazione è a responsabilità degli utilizzatori) sono le Norme che devi consultare.
    Non so cosa tu intenda per ciclo breve(ciclo flash?) è vietato il suo utilizzo e mi sto chiedendo ora se l'autoclave che utilizzi viene convalidata annualmente.
    Dovrei avere più notizie sul come utilizzate l'autoclave.Ma credo che il suo utilizzo così come tu l'hai presentato non vada bene.
    il 19/10 e fino al 21/10 AIOS ha il suo Congresso nazionale a Roma. Potresti essere presente e chiarire i tuoi quesiti in quella sede. Ti aspettiamo
    Buon lavoro

  • Risposta 2
  •          mer, 08 nov 2017 16:57
  •          milena bezziccheri

  • ERRATA CORRIGE:
    è EVIDENTE CHE NELLA FOGA DELLA RISPOSTA HO INTERSCAMBIATO I PASSAGGI OVVERO: TEST DI RISCALDAMENTO, VUOTO TEST, TEST DI B&D ED HELIX TEST.
    Chiedo scusa

  • Risposta 3
  •          dom, 26 nov 2017 19:53
  •          Nives Nadia Piccin

  • Ho visto questa richiesta, e temo che ci sia stata un'incomprensione nella risposta. L'argomento mi interessa e provo a riformulare il quesito così come l'ho inteso io, data la situazione che vede:
    - autoclave attiva 24 ore/24 in un Pronto Soccorso
    - effettuazione quotidiana del vuoto test + test Bowie Dick + test corpi cavi
    - convalida annuale effettuata.

    Il quesito è: visto che l'autoclave rimane in temperatura, prima di iniziare il ciclo di test quotidiani descritto sopra, è necessario effettuare il ciclo di preriscaldamento?
    Se la risposta è SI, nell'ottica di un risparmio energetico, è possibile avendo del materiale da sterilizzare farlo con questo ciclo, che in fin dei conti è un ciclo a 121°C o a 134°C?
    Se la risposta è NO, si parte subito con i Test e il ciclo di sterilizzazione con il carico conviene effettuarlo dopo (urgenze permettendo)?

    Grazie! Nives

  • Risposta 4
  •          mer, 29 nov 2017 23:21
  •          milena bezziccheri

  • Cara Nives, ricapitolando:
    l'autoclave rimane accesa sempre dopo aver fatto i test ad inizio giornata. Quindi se fosse necessario utilizzarla rimanendo in pressione può essere usata con il Ciclo o a 121°C o a 134°C; il test di B&D deve essere ripetuto solamente dopo le 24 ore rispetto al precedente e se l'utilizzo della macchina non è ripetitivo nell'arco delle 12 ore, per sicurezza, si può ripetere solamente il Test di tenuta del vuoto per eccesso di sicurezza.
    Questo è quello che farei io.
    Grazie per il messaggio e qualora non avessi ulteriormente capito ti prego di farmelo sapere.
    Con stima ti saluto caramente e........BUON NATALE visto che è alle porte


mi farebbe piacere sapere come viene considerato il termine giornaliero relativamente alle prove (vuoto test, Bowwie Dick, Helix) nelle varie realtà di centrale.
Nello specifico nella maggioranza dei casi le prove vengono comunque effettuate dopo le ore 24 oppure vi sono realtà che hanno deciso che per giornaliero si intende l'inizio dell'attività di routine?

 
  • Risposta 1
  •          gio, 05 ott 2017 19:42
  •          milena bezziccheri

  • Cara collega leggi la risposta fatta al tuo collega Daniele. Sull'autoclave vanno fatte le prove di funzionalità ogni giorno; se l'autoclave viene spenta la sequenza delle prove sono: ciclo di riscaldamento+test di B&D+Vuoto test+Helix test; Se l'autoclave rimane accesa h24 quindi è già a pressione ogni 24 ore va eseguito il test di B&D ed il vuoto test + Helix test; vi sono casi dove l'Helix test viene fatto su ogni carico dell'autoclave oppure casi in cui viene fatto ogni mattina o addirittura casi dove viene eseguito solamente in corso di convalida.
    Le Norme da seguire sono quelle che ho citato al tuo collega; la Direzione Sanitaria, che risponde della gestione dell'intero processo, avrà anche nella vostra realtà, deciso quale procedura adottare e tu rispetterai quanto scritto.
    Buon lavoro

  • Risposta 2
  •          mer, 18 ott 2017 12:02
  •          mara buora

  • ho letto la risposta della collega Bezzicheri ma forse non mi sono spiegata:
    nella mia realtà l'autoclave viene spenta alle ore 23, si accende automaticamente con un ciclo di riscaldamento alle ore 6 del mattino alle ore 7 si fanno le prove.
    Nel caso in cui si debba usare l'autoclave (per urgenze in reperibilità) dopo le ore 24 si fanno le prove perchè il concetto che abbiamo sempre adottato è il passaggio del giorno ovvero la data.
    So che in diverse realtà le prove vengono invece effettuate comunque ad inizio giornata facendo valere quindi le 24 ore e non tanto la data del giorno.
    se volessi passare a tale modalità sarebbe scorretto da punto di vista della normativa?
    grazie

  • Risposta 3
  •          gio, 30 nov 2017 15:29
  •          milena bezziccheri

  • CARA COLLEGA, se spegni l'autoclave alle ore 23 e per necessità tu dovessi riutilizzarla alle 23,30 dovresti comunque ripetere tutte le prove. In alcune realtà come dici tu si considera il passaggio del giorno solare per ripetere il test di B&D mentre altri controllano l'ora in cui i test sono stati fatti per ripeterli , decidi tu cosa vuoi fare l'importante è dimostrare che dopo le 24 ore i test vengono ripetuti ovvero vengano eseguiti giornalmente ed è quello che ci dice la Normativa.
    Buon lavoro


Buongiorno, volevo chiedere info, nella nostra piccola realtà, prima di effettuare il lavoro quotidiano con i termodisinfettori, è opportuno effettuare un ciclo di "pulizia vasca"?
Da noi giornalmente, viene effettuata una pulizia manuale della vasca e dei cestelli con relative pale di lavaggio.
Grazie per l'attenzione, buona giornata.

 
  • Risposta 1
  •          ven, 15 set 2017 07:52
  •          Tommaso Risitano

  • Buongiorno,
    nessuna norma prevede la pulizia preventiva del termodisinfettore, in quanto la vasca viene lavata durante l'ultima fase di lavaggio, è importante la sostituzione dei filtri quando necessario. Comunque nessuno vieta una pulizia preventiva, ma non vedo il nesso dal momento che subito dopo vengono inseriti strumenti anche se decontaminati.
    buon lavoro


Salve,
Vorrei sapere per quale motivo non è più indicata la sterilizzazione a 121°C.
Ringrazio e saluto cordialmente

 
  • Risposta 1
  •          gio, 14 set 2017 19:45
  •          TOMMASO RISITANO

  • Buonasera,
    non mi pare che esista una norma che vieti la sterilizzazione a 121°C, essa è indicata laddove ci sono dispositivi che non supportano la temperatura di 134°C, e, comunque consultare sempre le schede tecniche emanate dalle aziende costruttrici che accompagnano i device, e danno indicazione sul tipo di processo per il ricondizionamento.
    buon lavoro,


Buongiorno,
sono un operatore socio sanitario, ho lavorato presso una centrale di sterilizzazione per un periodo inferiore a sei mesi. E' possibile accedere al corso di 1° livello per operatori esperti addetti alla Centrale di Sterilizzazione?
Grazie

 
  • Risposta 1
  •          gio, 14 set 2017 19:38
  •          TOMMASO RISITANO

  • Buonasera,
    può chiedere informazione allo IEO di Milano, dove vengono espletati corsi per operatori addetti alla sterilizzazione, riconosciuto dalla Regione Lombardia.
    Buon lavoro


Buongiorno sono una collega di centrale di sterilizzazione, volevo chiedere: quando si termosalda in doppa busta per la sala operatoria, la busta interna va piegata? A me e' stato insegnato di no, ma mi sono ritrovata a dover discutere di questo con una collega, sto sbagliando? Grazie di cuore

 
  • Risposta 1
  •          gio, 14 set 2017 19:34
  •          TOMMASO RISITANO

  • Buonasera,
    in effetti la busta non va piegata, e ciò per non ostacolare la penetrazione del vapore all'interno del nostro pacco.
    buon lavoro


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